Un giorno, di fine maggio 2020 nel mio studio, si presenta una persona curata, ben vestita, con grandi occhi azzurri dolci ma spaventati, un colorito pallido, con una espressione facciale e corporea piuttosto dimessa e direi, triste. … ma lasciamo parlare lei….

“Buongiorno dottoressa, oggi ho fatto tanta fatica a vestirmi per venire da lei, sa sono le prime volte che esco da quando ci hanno chiuso per il COVID, questo maledetto COVID…”. 

“Dottoressa cosa vuole che le dica, sa… sono ancora terrorizzata, vivo costantemente in  apprensione, anche adesso sa, adesso , che sono qui con lei,  ho sempre un orecchio che ascolta  il suono delle ambulanze, lo sento sempre come un timbro che mi è rimasto impresso. 

Quando eravamo chiusi non si sentiva altro rumore che non quello delle ambulanze. 

Lei mi prenderà per pazza, e forse la sono, ma quando ne sentivo una, io SAPEVO..lo SAPEVO.. che era lì per me, che sarebbe arrivata a casa …ed io aspettavo che il citofono squillasse e  che gli infermieri, me li vedevo già, con le loro maschere bianche,  mi sarebbero venuti a prendere e io mi  vedevo anche già  nella bara. Sono pazza non è vero?

…e si che in casa mi dicevano che se non le chiamo le ambulanze non vengono, ma io avevo lo stesso questa paura, ogni singola volta, mi dicevo “ecco arriva per me”.

E sapesse anche che paura che potesse succedere qualcosa ai miei familiari e se fossero venuti a prendere loro, lei cosa avrebbe fatto? Sarebbe impazzita dal dolore.

Quando mi guardavo allo specchio, quasi non mi riconoscevo, vedevo una persona spaventata, completamente tirata fuori d’insieme. Avevo paura dottoressa che questa chiusura non dovesse mai avere fine, mentre non dormivo la notte mi chiedevo come avremmo potuto andare avanti.

Sa che dalla paura mi facevo portare la spesa, e poi mi chiedevo e se non fossero più riusciti a portarla, come avremmo potuto mangiare? Nessuno in famiglia poteva permettersi di ammalarsi. La spesa la lasciavo tre ore fuori di casa affinchè si svolgesse la prima decontaminazione, poi iniziavo a pulirla con l’alcool utilizzando guanti e mascherina.

Ma non sono sempre stata così sa?

Al mattino mi svegliavo, mi preparavo, un filo di trucco e scendevo a piedi in centro, mi vedevo con la mia amica, a prendere un caffè, poi un saluto in Chiesa, una preghiera e facevo la spesa. Arrivata a casa preparavo il pranzo e ci sedevamo a tavola, nel pomeriggio un po’ nell’orto e un po’ nelle faccende di casa fino ad arrivare a sera per la cena. 

Certo non è mai stata una vita avventurosa, ma era serena e finchè potevo tenermi occupata mi sentivo bene. 

Poi è iniziato tutto.

Ricordo ancora cosa pensai durante il  primo telegiornale che parlavano di WUHAN, SPERIAMO CHE A NOI NON CAPITI. 

Non ha idea, dottoressa, avevo paura anche di rispondere al telefono come se mi potessi beccare il virus anche dall’aria, addirittura respiravo poco per non prendere il virus. 

Sa dottoressa questa è la prima volta che dico queste cose, cioè che metto a viva voce i miei pensieri, mi fa stare bene e mentre le parlo mi faccio pena da sola.

…..”perché usa la parola pena?”…….

Perché vorrei tornare indietro e stringermi forte e dirmi che sono viva e che sto parlando con lei, che ora sono uscita nonostante la paure  e che, forse , con il suo aiuto, posso farcela.

Perché non mi voglio sentire così indifesa e spaventata, vorrei vivere … come posso dire per spiegarle… si vorrei vivere CON CORAGGIO!! “

.. e mi fece un sorriso da sotto la mascherina chirurgica che le illuminò il viso e gli occhi. Ora potevo intravedere chi era prima del COVID.”

In questi 4 mesi si è impegnata nel percorso terapeutico, non ha mai saltato una seduta, ha proseguito, come diceva lei, con coraggio e dedizione al miglioramento di Sé stessa.

Ora è una donna più serena, ha ripreso a fare le cose che faceva prima, con l’aggiunta di nuove sfide, come studiare l’inglese, verificare la possibilità di fare viaggi, leggere e studiare.

Tutto questo è ancor più significativo se pensiamo al fatto che la signora è venuta da me all’età di 82 anni. Ed è uno spettacolo per gli occhi e per il cuore.

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