“Maestra perchè devo mettere la mascherina?”, “Posso dare la matita a Giovanni?”, “Devo compilare un autocertificazione o devo portare il certificato medico a scuola?”, “I bambini possono fare educazione motoria? Con o senza la mascherina?”… e mi fermo qui… queste sono sole alcune tra le tante domande che si sono fatte bambini, genitori e insegnanti a settembre e che, a volte, continuano ad essere presenti ancora oggi.

La scuola è iniziata riportando un po’ di normalità a tutti ma non è un anno come gli altri e ci si è trovati a vivere una realtà di regole, protocolli da seguire e, soprattutto, una maggiore responsabilità da parte sia degli insegnanti che delle famiglie. Tutto questo comporta un certo grado di adattamento in un clima molto instabile e in continua evoluzione.

Gli insegnanti si sono trovati a dover fronteggiare compiti non facili: salvaguardare la salute fisica dei bambini con un’attenzione maggiore agli aspetti emotivo-relazionali; instaurare un clima di collaborazione con le famiglie rassicurandole e riadattare l’attività didattica, preparandosi anche alla didattica integrata o a distanza.

Le famiglie stanno vivendo l’ansia per i nuovi ritmi scolastici adattati alle disposizioni ministeriali. Ad esempio alcuni genitori riferiscono che devono accompagnare un figlio a scuola alle ore 8 dal cancello est mentre il fratello alle ore 8,30 dall’altro cancello; devono misurare la temperatura a casa; devono ricordarsi di informare l’insegnante sulle assenze già programmate o di eventuali malattie e compilare l’apposita autocertificazione; ecc… Qui il tempo sembra aver accelerato e i ritmi sono ritornati ad essere frenetici.

E i bambini?

I bambini sono fantastici: hanno una capacità di adattamento maggiore degli adulti e hanno imparato a seguire le regole, a tenere la mascherina per le ore necessarie. Se gli si spiega loro con parole che possono capire in base all’età, rispondono molto bene. Essi sentono, però, lo stato d’animo degli adulti di riferimento e quindi è importante che noi siamo i primi ad essere meno ansiosi e a tranquillizzarli, dando il buon esempio.

Quello che si respira in ambito scolastico, e non solo, è un sentimento generale di smarrimento, che deriva dall’incertezza verso il futuro, dall’arrivo della “seconda ondata” e la fatica di adattarsi al cambiamento che può creare ansia, preoccupazione e rabbia. A questo si aggiunge una comunicazione discordante, confusiva con molte fake news da parte dei mass media, dei giornali e dei social. Si sono manifestate due modalità differenti di reagire al problema: c’è chi si fa prendere dal “panico” (“Oddio mio figlio ha il raffreddore e se fosse Covid? Il medico mi deve far fare il tampone”, “un compagno di mio figlio è positivo…adesso potrebbe essere stato infettato anche lui”), e chi nega che il problema ci sia (“non mi metto la mascherina tanto non serve a niente”).

Il meccanismo psicologico della negazione ci protegge, più o meno inconsciamente, dallo stress e dall’angoscia, evitando di vedere e affrontare un trauma o un evento difficile. Nel caso del Covid questa forma di negazione, sia individuale che collettiva, porta alcune persone a mettere in atto comportamenti pericolosi per sé e per gli altri. Negare le evidenze scientifiche potrebbe quindi ricondursi, in parte, alla paura che si è incapaci di gestire e, quindi, alla mancata accettazione delle situazioni difficili.

In questo contesto come si percepisce il tempo?

In questi mesi dall’inizio della scuola chi ha sperimentato, ad esempio, un periodo di quarantena a casa per via di una maggiore diffusione dei tamponi e dei tracciamenti, ha raccontato che dopo essere rientrati a scuola o al lavoro avevano la sensazione di aver trascorso due mesi in isolamento e non solo due settimane. E’ il tempo soggettivo, cioè la percezione individuale dello trascorrere delle ore che non coincide con quello dell’orologio. Durante il lockdown di marzo si sono riscontrate situazioni simili di distorsione temporale.

Molti sono stati gli studi che hanno condiviso come le emozioni alterino la nostra esperienza del tempo (Lake, Labar & Meck, 2016; Hammond C., 2012; Wittman e C., 2019). Si può ipotizzare che l’impatto emotivo e l’incertezza dell’ambiente esterno abbiano inciso sulla nostra quotidianità e sui nostri ritmi in questa situazione.

Secondo altri studi anche l’attenzione riveste un ruolo importante nella percezione del tempo. Gli intervalli temporali vengono, infatti, considerati più lunghi quando poniamo la nostra attenzione sullo scorrere del tempo e quando la variabilità delle esperienze immagazzinate nella memoria di lavoro è maggiore (Wittmann, 2019). Questo significa, ad esempio, che se controllo sempre l’orologio mentre sono in attesa di un risultato o di una risposta, ho la sensazione che il tempo non passi. Quando, inoltre, si vivono molti eventi differenti e anche nuovi nel breve periodo, molte sono le informazioni, gli stimoli che vengono immagazzinati nella nostra memoria e quindi il tempo ci sembra più lungo.

Dall’avvento della pandemia ad oggi le situazioni nuove ed impreviste non sono mancate di certo e ci saranno in futuro. Si sono verificati cambiamenti repentini in un breve lasso di tempo che hanno provocato ansia e stress e in alcuni casi si ipotizza che non ci sia stato il tempo per metabolizzarli e quindi accettarli.

Ora più che mai è importante la collaborazione in ambito scolastico da parte di tutti genitori, insegnanti e bambini. In questo periodo è veramente una risorsa preziosa perchè se si condivide la strada insieme ne avranno tutti giovamento, soprattutto i bambini. Loro saranno il nostro futuro e hanno bisogno più che mai di figure di riferimento che sappiano parlare con loro e rispondere alle loro eventuali domande o preoccupazioni per sostenerli e dargli gli strumenti necessari per affrontare i momenti difficili.

Per essere più consapevoli di quello che succede intorno a noi e in noi per affrontarlo al meglio è importante riflettere su come viviamo il nostro tempo.

Bibliografia:

  • Hammond C. (2012), Il mistero della percezione del tempo, Einaudi Editore.
  • Lake J., LaBar K. E Meck W. (2016). Emotional modulation of interval timing and time perception, in Neuroscience & Biobehavioral Reviews, vol. 64 pag. 403-420.
  • Matthew W. e Meck W., (2016) Temporal Cognition: Connecting Subjective Time to Perception, Attention, and Memory in American Psychological Association pag 1- 43.
  • Wittmann, M., Giersch, A., & Berkovich-Ohana, A. (2019). Altered states of consciousness: With special reference to time and the self. PsyCh Journal 8, 5-7.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: